Una giornata Grande Guerra fra i ragazzi del Vestone
Seguitemi all'interno di una tipica giornata di ricerca nei luoghi della Grande Guerra, questa volta sulle orme del glorioso Battaglione Vestone!
GUERRA IERI E OGGI
3/16/20264 min read


A volte sento il bisogno di stare là. Devo evadere dalla società perché più volte sono arrivato vicino ad un esaurimento nervoso. Messaggi, lavoro, impegni, video da montare, corsi...tutto questo mi ha portato più volte sull'orlo della depressione. Doversi mantenere in carreggiata allontana dalle passioni, dalla tranquillità e dalla sanità mentale.
Tutti però abbiamo una zona di "comfort" che ci permette di recuperare, restare in sella e continuare a cavalcare la nostra vita. Chi va a pescare, chi dipinge, chi va in bicicletta...io purtroppo devo raggiungere i luoghi della memoria, spesso scomodi e lontani. E' proprio lì che mi sento a mio agio, l'energia che torna e i polmoni che si riempiono di aria fresca, pulita e carica di storia. Il contatto con il ferro, la montagna e la vita dei nostri soldati, mi riporta con i piedi per terra, mi ricorda da dove arriviamo e in che direzione non dobbiamo andare. Non capisco il perché di questo stato d'animo, semplicemente provo una grandissima empatia, indipendentemente da quello che trovo o vedo. Questa empatia mi fa sentire nuovamente vivo. Sentirsi vivi aiuta a vivere. Questo è!
Ieri, dopo mesi di inattività dovuti a cause di forza maggiore, ho pianificato una bellissima uscita in una zona interessata dai primi scontri del 1915. Qui gli alpini del Vestone arrivarono quasi senza colpo ferire, trovando i territori abbandonati dagli austriaci che avevano ormai "mangiato la foglia" sull'entrata in guerra dell'Italia. Ovviamente poi si ridusse tutto ad azioni di pattuglie e bombardamenti abbastanza costanti.
Inizio la giornata con una bella colazione in fondovalle e riprendo dubito l'antica via scavata dai nostri soldati, ormai carrozzabile ed asfaltata. Lascio la macchina in uno spiazzo erboso e mi inoltro in un canalone soleggiato. Intorno a me le grotte ricovero e le mulattiere sostenute da muri a secco imponenti. E' un giorno particolarmente caldo, quel caldo che si manifesta soprattutto quando devi scalare con pendenze notevoli, fuori dai sentieri battuti. Mi sto godendo il paesaggio, il sole che fa riflettere i colori dell'erba e del muschio cresciuto nei punti più umidi. Un verde unico, raro e difficile da raccontare.
Mi scappa l'occhio! Sotto il manto erboso cresciuto a ridosso di un ricovero scavato a suon di cariche esplosive, intravedo il tipico colore che attira sempre noi appassionati e recuperanti.
Un bel caricatore per fucile Carcano Mod. 1981! Vedete le ogive? No...perché non ci sono! E perché non ci sono? Perché i recuperanti un tempo asportavano la polvere e le palle dalle cartucce, per poter recuperare materiali da rivendere. Un bel segno di passaggio dei miei predecessori. Son felice di sapere che sto camminando sui loro stessi passi. Non è un ritrovamento assurdo, neanche troppo raro, ma da quel guizzo in più ad una giornata appena iniziata.
Giro molto, per tutta la mattina. Bossoli, ogive e resti di vecchi focolari accesi dai recuperanti, tutti contornati dagli scarti della fusione del piombo. Che bella vita, mi accontento degli scarti! Salgo, scendo, salto, mi aggrappo, cado, mi rialzo e ricado. Questo è quello che mi piace fare. Decido poi di cambiare posto e attraverso un canalone ombroso, infestato da pini neri. Mi sposto in una zona di accampamenti e mi lancio sotto un muraglione abbastanza instabile e pieno di muschio. Sotto una pietra, rinvengo subito uno dei miei pezzi preferiti!
Un cucchiaio da truppa italiano, un po' storto e sbeccato, ma comunque sempre bello. Chissà cosa ci hanno mangiato con questo arnese!?
La giornata si mantiene piena di sole e di energia. Il venticello fresco fa muovere le punte dei pini e dei pochi larici rimasti nella zona. Sento i crocieri, una specie davvero simpatica di uccelli che giocano tra le fronde e riflettono la luce solare sul loro piumaggio colorato. Che pace! Non si sente nulla, non si vede nessuno, non suona il cellulare! Mi sto ricaricando velocemente. Le gambe sono un po' sono doloranti e il sudore mi raffredda la schiena, ma questo brivido mi tiene in movimento. Sento solo ogni tanto qualche fuoristrada che sale dalla carrozzabile principale. Sono i cacciatori della zona che arrivano alle loro baite e proseguono i lavori interrotti prima dell'inverno. Un ritmo antico, ma ancora presente e in salute.
Decido di fermarmi per far fuori una scatoletta di tonno. Bevo un sorso d'acqua e riparto.
Trovo un muro crollato, sento un segnale profondo. Sposto solo qualche pietra ed esce lei! Così semplice, così timida e modesta. La tazza dei nostri ragazzi! Caffè annacquato, vino nero come il carbone, acqua di montagna. Questo bevevano. Tra una bomba e l'altra. Tra un lettera a casa e un'estrema unzione. Per questo mi piace trovare le tazze. Sono personali, intime. Rappresentano un momento che non poteva essere tolto a nessuno, indipendentemente dallo stato d'animo e dalle mille peripezie che una guerra ti fa affrontare.
La giornata sta giungendo al termine. Ho un corso fra poche ore e devo rientrare. Trovo una pietra panoramica, mi siedo e recupero l'involto che ho cacciato nella retina dello zaino. Brioche alla crema. Spettacolo. Canto a bassa voce.
"E Cadorna manda a dire, che si trova la sui confini! E ha bisogno degli alpini, per potersi avanzar"!
Devo tornare a casa. Devo lasciare i miei ragazzi qui, sulle "Montagne della Patria". La cosa bella è che mi hanno aspettato, come ogni volta. Le sentinelle, gli artiglieri, gli alpini, gli autieri...c'erano tutti. Non mancava nessuno. Ancora una volta sono forse riuscito a farli rivivere. Almeno dentro la mia testa. La loro presenza mi ha dato la forza di guardare alla mia vita sentendomi un ragazzo fortunato. Una vita relativamente semplice rispetto a quella che fu la loro. Sono stressato, ma tremendamente fortunato. So che ho degli amici. Li vedo solo io e pochi altri sensibili a questi luoghi. Ogni volta attendono pazienti e si fanno trovare, indipendentemente da quanto spesso io vada a trovarli.
Grazie.







