IO SONO CACCIATORE
Combattiamo la disinformazione e prestiamo un valido servizio alla nostra categoria. Sapere come un cacciatore deve comunicare, è il primo passo per vincere!
CACCIA E VITA MONTANA
Il Viandante Alpino
4/8/20268 min read


Sono un cacciatore e ne vado fiero. Non perché possiedo delle armi e credo di essere Rambo. Semplicemente perché pratico un’attività legale, difficile e antica. Tutti sappiamo quanto la fatica sia fonte di soddisfazione e la caccia ne richiede molta, sia durante la stagione venatoria che dopo. L’uomo è sempre stato cacciatore, ma siamo ormai pochi ad avere ancora quell’impulso predatorio innato. Gli altri hanno preferito smorzarlo con anni di soffocamento e finte convinzioni inculcate da una propaganda, fatta di retorica e perbenismo.
Il cacciatore uccide per definizione, inutile negarlo. Il prelievo è la diretta conseguenza dell’attività venatoria. Non credete a chi vi dice “esco a caccia perché voglio stare con i cani e amo il paesaggio”. Con i cani ci puoi stare sempre e anche il paesaggio è disponibile 365 giorni l’anno, sia che tu abbia una licenza o meno. Si esce a caccia per cacciare. Punto.
Gli antagonisti ci hanno costretto per anni a rivedere la nostra comunicazione, tendendoci trappole architettate ad hoc e costringendoci a rinnegare noi stessi. La paura di dire “IO SONO CACCIATORE” è diventata una costante. In tutti!
Il mondo venatorio è in pericolo, non c’è che dire, ma è anche un po’ colpa nostra. Forse, è solo colpa nostra! Non abbiamo più la spina dorsale, il coraggio di difendere le nostre ragioni e la capacità di trasferire messaggi positivi e chiari. Quello che ci limitiamo a fare è continuare a piegare la testa evitando scontri diretti. Non va bene!
Ho avuto l’ardire di redigere una mini-guida per i cacciatori più giovani, affinché abbiano la possibilità di esternare il proprio stile di vita e la propria passione, senza sottostare alle regole imposte da una società malata e mai più che ora distante dalla natura e dalle sue dinamiche. Non mi ergo a “santone” e non ho la pretesa di essere infallibile, ma di comunicazione ne capisco qualcosa. Proprio per questo voglio affiancare le giovani leve in questo mondo di finti squali per superare le paure e i disagi, per poter dire in libertà “IO SONO UN CACCIATORE”.
1– La paura non fa per noi. Non dobbiamo averla. Non ce l’abbiamo. Forse pensiamo di provarla, ma è solo una condizione indotta. La gogna popolare ci sembra sempre pronta a colpire, ma in realtà non è assolutamente così. Un giorno di pochi mesi fa, uscendo da un BRICO CENTRE, sono stato fermato da tre ragazzi della LAV. Volevano firmassi una petizione contro la caccia. Ironica come cosa.
“Ragazzi, IO SONO UN CACCIATORE e sarebbe ridicolo firmare”
Udendo queste parole, i tre poveretti presi alla sprovvista e in mancanza di argomenti, esordiscono con una scena muta da Oscar. Dopo qualche secondo il più intrepido tenta di smorzare la tensione.
“Non ce l’abbiamo con te, stiamo solo raccogliendo delle firme. Posso sapere che cosa cacci?”
“Ci mancherebbe che ce l’abbiate con me ragazzi. Caccio tutto ciò che la legge mi permette, sono un cacciatore. Pratico un’attività sostenibile e mi servo di una risorsa potenzialmente inesauribile. E non firmerò, ovviamente, una petizione che va contro il mio diritto e che non ha fondamenti scientifici. Mi rincresce che siate stati abbandonati qui ad elemosinare firme da gente che compra cacciaviti e bulloni.”.
Il loro cervello viaggiava nel vuoto più totale, sentendomi parlare, avevano capito che loro combattevano semplicemente per uno slogan, nel quale credevano per inerzia e moda. La loro distanza con il nostro mondo non li aiutava nella comunicazione. Sapevano che avrei potuto smentire ogni loro affermazione perché mi percepivano “preparato”. Stretta di mano e saluto finale. Era stato facile. Non li avevo insultati, non avevo urlato, usato luoghi comuni, non mi ero impantanato in giri di parole, ero stato accomodante, empatico ma sicuro di me. Ero lì di fronte a loro. Incarnavo il male che stavano combattendo, ma non mi conoscevano e non sapevano come attaccare e come difendere. A volte basta davvero poco, serve soltanto autocontrollo e quella giusta dose di sicurezza. Non dobbiamo cedere alle bolge, soprattutto online dove ci si insulta con messaggi che restano fissi e indelebili. Dobbiamo parlare quando siamo sicuri di “sapere”, dobbiamo restare inamovibili e granitici sulla nostra linea, senza tentare colpi bassi o cercando di ripararci dietro le solite frasi fatte. Ragazzi, siamo cacciatori e non dobbiamo giustificarci. Propensi al dialogo solo quando dall’altra parte si mantiene un comportamento civile, in caso contrario basta salutare con cortesia e lasciare che la rabbia giochi al nostro posto per abbattere l’antagonista.
2- Formazione!!! Non mi stuferò mai di dirlo. Siate preparati, siate voraci. Fermatevi su ogni articolo che vi passa sotto gli occhi. Cercate le conferme che vi servono e date certezza ai “sentito dire” oppure smentiteli. Ci serve essere concreti per poter sostenere la nostra passione. Vi faccio un esempio, sentite come suona diverso lo stesso concetto, espresso in due modi molto differenti.
VERSIONE 1 “I cinghiali sono troppi, vanno abbattuti perché fanno danni”.
VERSIONE 2 “I cinghiali in Italia sono circa un milione e mezzo. Due terzi in più di quelli che dovrebbero essere. L’ambiente, l’economia e le altre specie (anche i cinghiali stessi in realtà) ne risentono negativamente. La caccia di selezione ci permette di contenerne il numero, preservare la salute della popolazione esistente e allo stesso tempo immette sul mercato carne di qualità. Vi ricordo che sta anche nell’interesse di noi cacciatori far sì che il cinghiale resti una specie sana”.
Avete notato la potenza di un concetto espresso sotto questi termini? Inattaccabile, pacato e preciso. Non lascia campo alle smentite e costringe il nostro interlocutore a scivolare in bassissime critiche morali fini a sé stesse o, in alternativa, cambiare direttamente argomento. A quel punto però il confronto si può considerare vinto e concluso. Avete detto la vostra e lo avete fatto bene. La vostra presenza non richiede altro.
Per questo motivo sprono sempre i ragazzi a restare aggiornati. Partecipare a corsi di formazione anche se non utili ai fini pratici della caccia che li appassiona. Io sono cacciatore formato sulla PSA e sto da poco seguendo il corso per gli abbattimenti selettivi. Nonostante tutto, la mia caccia resta la piccola migratoria e quello che sto imparando mi serve solo per avere più “coscienza”. Non si legge mai qualcosa inutilmente e ogni nozione imparata oggi, è un’arma in più nel nostro arsenale. NON SIAMO IGNORANTI!
3– Pubblico sui social? E se lo faccio…cosa pubblico? Certo che bisogna pubblicare. Uscire allo scoperto è il primo modo per “normalizzare” ciò che viene percepito “anormale”. L’unica strada per portare la caccia a tutti senza distinzione di pensiero. In questo caso però è obbligatoria una premessa!
Quando noi pubblichiamo un contenuto, perdiamo totalmente il controllo su di esso. Questo vale in ogni caso, profilo pubblico o profilo privato. Indifferentemente! Chi ha il profilo pubblico lancia sul “mercato” il suo contenuto che può essere riprodotto negli smartphone di mezzo mondo. L’algoritmo non fa distinzioni, soprattutto se il contenuto è valido. Invece, chi ha il profilo privato e si sente al sicuro, deve sapere che basta uno screen shot per rendere qualcosa virale anche se non siamo "aperti" al pubblico. In parole povere, tutti possono sempre vedere tutto! Questo ci fa capire come la comunicazione abbia preso una piega universale e non si limiti più ai comizi da bar o agli striscioni fuori dalla sede della Regione.
Per questo abbiamo il dovere di essere consapevoli! Consapevoli del fatto che tutti gli uomini su questa Terra hanno sensibilità diverse dalle nostre, pensieri alternativi e punti di vista anche contrastanti. La miglior comunicazione è quella che informa, emoziona e non ferisce. Evitiamo fotografie di selvaggina uccisa, cinghiali squartati o caprioli scuoiati. Sappiamo tutti che la caccia e l’utilizzo della carne passano attraverso l’abbattimento e la macellazione, ma dobbiamo anche renderci conto che non tutti sono ben disposti a “vedere”. Certe immagini sono solo pretesti che aiutano la causa dei finti animalisti e ci affossano ancor più di quanto non lo siamo già. Su qualsiasi contenuto può essere costruita una narrazione e gli antagonisti sono bravi a farlo. Poco importa se questa sia parzialmente o totalmente falsa. Alla gente arriva il messaggio “animale morto, cacciatore crudele” e difendersi è IMPOSSIBILE. Il primo che accusa ha sempre il coltello dalla parte del manico, all’altro resta solo il vergognoso compito di smentire e provare a difendersi. Ma il messaggio sbagliato è ormai passato!
Mostrate a tutti il lavoro, la fatica, le giornate passate in montagna a censire o studiare la fauna, l’impegno costante per il mantenimento dei cani e delle batterie da richiamo, la partecipazione ai corsi ecce cc. Questo fa bene alla nostra categoria! Non il cinghiale morto. Volete una pacca sulla spalla perché lo avete preso più grosso di altri? Allora forse non siete veri cacciatori!
4– La sensibilità nostra supera quella degli animalari. Sarò duro, ma così devo essere. Per farvi passare questo concetto parlerò di beccacce! Che bell’animale! Sicuramente mistificato all’inverosimile e considerato più di quello che è in realtà, ma sicuramente resta un uccello che fa sognare. Quegli occhi tondi, grossi e scuri sono micidiali. E’ risaputo che bastano pochi pallini per far cadere una beccaccia. Quando è ferita in modo lievissimo, può anche ripartire, ma se la ferita compromette il volo, il nostro stupendo animale si fa prendere senza troppa fatica. Avete tra le mani quel becco così strano, quel manto tanto bello dalle mille variazioni di colore…quegli occhi! Quegli occhi vi guardano dentro per un attimo, perché lei ha capito che è arrivata la sua fine. Non si dimena, resta ferma e vi fissa. Nessun cacciatore resta indifferente di fronte a quelle biglie nere. A volte si dice “se potessi le ridarei il volo”, una frase tanto assurda quanto vera. Siamo noi che abbiamo ferito le sue ali, siamo noi che le stiamo dando la morte, eppure ci sentiamo toccati dentro dal suo sguardo. Questa sensibilità è infinitamente superiore alla sensibilità di ogni paladino degli animali, ed è proprio quella che ci permette di valorizzare la selvaggina, come risorsa e idea di continuità. Diciamoci la verità, interessa più a noi cacciatori o ad un milanese del centro se le beccacce sono in aumento o in diminuzione?
Dobbiamo sfruttare questo immenso regalo e per farlo è nostro obbligo indiscutibile, insegnare agli altri il valore di ciò che si preleva e di ciò che conseguentemente si mangia. Per farlo dobbiamo solo esternare la nostra sensibilità e tutta la conoscenza che deriva dall’essere cacciatori. Soprassedere alle critiche spente di chi ci addita come assassini e poi compra kg di petti di pollo. Quel pollo, come la beccaccia è stato sacrificato per garantire una soddisfazione a noi umani, sia essa culinaria che predatoria. Entrambi quegli animali hanno un valore che non si discute sulla base di come siano cresciuti e per cosa. Quel valore possiamo darlo solo noi cacciatori, perché la nostra “crudeltà” in realtà non è altro che fuga dall’ipocrisia del “tutto pronto”. Significa essere pronti a sporcarci le mani di sangue, prendendoci così la responsabilità di essere onnivori. Quando la gente si troverà di fronte a questa parete logicamente insormontabile, non potrà far altro che accettare il nostro mondo e la nostra filosofia di vita.
Qui sopra ho tentato di lasciarvi qualche consiglio, maturato in anni di comunicazione sui social, anche in materia venatoria. Sembra impossibile che tutto possa partire dallo schermo di uno smartphone, ma è proprio così. Se noi siamo i primi a sbagliare il tiro, non dobbiamo aspettarci che i nostri “nemici naturali” ci diano la possibilità di sparare un altro colpo. Dobbiamo essere furbi e sgamati come lo siamo a caccia, non tanto perché ci piace farlo, ma perché dobbiamo!
Tra una decina di anni i cacciatori saranno una razza in via d'estinzione e la nostra categoria sarà talmente tanto debole che verrà spazzata via con un calcio indirizzato laddove non ci splende il sole. Non possiamo permetterci di perdere tanto sapere. Non possiamo permetterci di mandare all’aria anni di tradizioni eticamente corrette e veramente “ambientaliste”.
Tornerò più volte su questi argomenti e se potrò salvare anche solo un cacciatore, sarò lieto di averlo fatto.
Grazie dell’attenzione e condividete con “cura”!
Il Viandante Alpino

