DDL "Sparatutto"
Guerra aperta dentro e fuori la politica, ma di chi è la colpa?
CACCIA E VITA MONTANA
Daniele Bodei
6/23/20262 min read


Eccoci, qui! Siamo arrivati al punto di svolta, dove ognuno tira le somme e sente il bisogno di dire la sua!
Io sono un cacciatore, da SEMPRE. Ho iniziato sulle spalle di mio papà e ho conseguito la "licenza" prima ancora di prendere la patente. Una passione forte, viscerale, impossibile da soffocare. Un fuoco alimentato da benzina, che più cercano di spegnere e più divampa.
Ultimamente sui social se ne leggono di tutti i colori, dalla caccia sulle spiagge, alla migratoria in notturna, ecc ecc, ma non sto scrivendo per smentire nulla di tutto ciò. Non è necessario, sono notizie che lasciano il tempo che trovano. So benissimo che questo articolo verrà letto da soli cacciatori e non starò qui a tirare l'acqua al nostro mulino parlando di quanto siano belle le albe e intense le emozioni a caccia. NO! Voglio farvi un attimo riflettere sul perché siamo arrivati a questo punto disgustoso.
Abbiamo ormai passato gli anni "d'oro" della caccia, dove si poteva sparare liberamente a tante specie di uccelli, dove non ci si vergognava di dire "sono un cacciatore" e dove la nostra pratica era considerata normale. No, oggi siamo nel pieno dell'onda anomala, sballottati a destra e a sinistra, senza sosta. Tanti miraggi, tante promesse e sempre le solite prese per il c*lo. Da una parte e dall'altra. Associazioni venatorie che spendono energie in progetti futili, pseudo-cacciatori che si vendono per 200€ di vestiario e sparatori senza il minimo ritegno che combinano guai grossi come case. Dire che siamo alla frutta è un eufemismo.
Come ci stiamo comportando? Corriamo ai ripari. Post, video, interviste e chi più ne ha più ne metta. Tutto organizzato alla carlona e senza un filo logico. Rispondiamo agli attacchi, incassiamo i colpi e nel frattempo lasciamo sul campo morti e feriti. Non siamo capaci di alzare la testa e la maggior parte dei facenti parte della nostra categoria, lasciatemelo dire apertamente, è composta da ignoranti e analfabeti, buoni solo a far comizi al bar. Non mi stupisco se siamo visti come fumo negli occhi, siamo la rappresentazione della disperazione.
Ovviamente non parlo per tutti. Qualcuno con ancora molto da dire e da dare ovviamente c'è, ma ci manca il coraggio. Pochi dicono apertamente di essere cacciatori, ancor meno ci mettono la faccia per rappresentare se stessi come quelli che sono, senza la paura e la necessità di doversi giustificare. Apriamo bocca solo per fare quello ultimamente.
"Caccio perché mangio quello che prendo".
"Caccio perché mi piace vedere il cane come lavora".
"Caccio perché mi piace stare nel bosco".
Vigliacca la volta se un giorno dovessi mai sentire qualcuno dirmi "caccio perché sono cacciatore e perché mi piace. Sono un predatore e non ho bisogno di giustifiche".
Questo vorrei sentirvi dire! Saremmo inattaccabili, non avremmo nulla di cui giustificarci e non sarebbe più un problema nostro trovare scuse o escamotage mediatici poco impattanti. Invece no, ci vergogniamo, ci nascondiamo dietro un romanticismo ormai annacquato e solo in parte veritiero. Non abbiamo più le palle per essere veri cacciatori e preferiamo soccombere pensando che alla fine "ce l'hanno tutti con noi".
Io non sono così, non mollo, non do la soddisfazione agli econazisti di dirmi cosa posso e non posso fare. Nessuno mi sta "concedendo" niente, sono cacciatore ed è mio diritto disporre di ciò che la natura ha dato ANCHE A ME.